21 ottobre 2025

Termini tecnici: Decorso Grafomotorio – Degrado grafomotorio

 

a cura di Ilaria Rodio

Il Decorso Grafomotorio rappresenta il percorso del gesto grafico nel corso della vita di ogni persona. Inizia inconsapevolmente da quando il bambino riesce ad impugnare, anche con mal destrezza una matita o un pastello a cera, si evolve tra scarabocchi, la curva che si chiude, l’abbozzo di testa, arti e busto, fino ad avere una motricità fine più sviluppata e la possibilità di vergare linee oblique. Si apprende un modello di scrittura, i pupazzi acquistano vestiti, vi è una maturazione intellettiva, motoria e affettiva che comporta un’evoluzione della scrittura fino a farla propria con il proprio ritmo grafico personalizzato, infatti la scrittura è cervello, oltre che mano, piede o bocca.


Il decorso della scrittura è l’interazione  tra funzioni neuromotorie, cognitive ed emotive, e si manifesta attraverso i cambiamenti della scrittura nel tempo, nella forma, nella velocità e in altre caratteristiche. Tutti gli individui possiedono un decorso grafomotorio, inteso come il naturale sviluppo e trasformazione del proprio tracciato grafico, che si modifica in relazione a fattori maturativi, esperienziali e ambientali.

L’analisi del decorso grafomotorio consente di osservare la presenza di eventuali fenomeni di Degrado Grafomotorio, ovvero un’alterazione regressiva del gesto grafico. Questo degrado si manifesta attraverso la perdita del controllo di alcune caratteristiche che possono essere nella pressione, nella forma, nella velocità e anche nella fluidità del ritmo grafico stesso.

L’esame longitudinale del grafismo, permette di confrontare scritti realizzati in momenti diversi, così da identificare un’evoluzione o un’involuzione del gesto.





16 ottobre 2025

LA PRESSIONE


 di Andrea Angelini, Grafologo

Nell'eseguire la perizia una delle caratteristiche che si valutano è la pressione, questa consiste nella forza esercitata con lo strumento scrittorio (penna) sul foglio, la forza esercitata la si sentirà sul retro del foglio come un solco. 

Nella forza pressoria che si esercita sul foglio di carta si individua la qualità, la quantità, lo sfibramento della nostra energia. La pressione, infatti, traduce il patrimonio energetico e la carica pulsionale dell’individuo. 

La tonalità della nostra sensorialità, l’aggressività, il cedimento e la perdita delle nostre forze, tutta la gamma e le oscillazioni dei nostri impulsi energetici. Ciascuno di noi ha in dotazione dell’energia in misura differente a seconda del temperamento Costituzionale.

Nel corso della vita questo patrimonio energetico può essere intaccato dalle malattie, dallo stress, da traumi. La pressione è un’espressione psicofisica che riguarda sia gli istinti che la psiche. Ma poiché tale studio permette di addentrarsi nelle angolature più segrete dell’individuo è considerato estremamente delicato e di grande difficoltà.

Non va sottovalutata oltre alla difficoltà intrinseca di tale approfondimento quella di ordine tecnico, dovuta all'uso degli strumenti grafici moderni: biro, pennarelli, feltri, carte particolari che sfalsano la pressione e la colata d’inchiostro reali.

10 ottobre 2025

Il tratto

 

a cura di Rosaria De Falco

In grafologia il tratto è considerato Il DNA della scrittura e, con il movimento, lo spazio e la forma, rappresenta un elemento costitutivo dell’uomo, cioè elemento innato alla natura dell’individuo e pertanto estraneo agli insegnamenti e ai condizionamenti esterni.

Perché viene definito il DNA della scrittura?

Perché sotto l’influsso di droga, alcool o medicinali, come anche in caso di stress o disturbi fisici o psichici esso è il primo indice della scrittura ad alterarsi. Per tale motivo è un validissimo aiuto per verificare l’autografia di una manoscrittura o di una firma, l’olografia di un testamento.

In grafologia francese il tratto è stato studiato sotto molteplici aspetti: 

  • Walter Hegar, nel libro “Graphologie par le trait” pubblicato a Parigi dall’editore Vigot, nel 1938, ha studiato il tratto nelle sue più piccole componenti: densità della colata di inchiostro, struttura dei bordi della colata, appoggio sulla riga di base e movimento rapido o lento di ogni singolo segmento della scrittura, riuscendo così e determinare una valutazione quantitativa del tratto.
  • Il neurologo Rudolph Pophal, nel suo libro “Scrittura e cervello” pubblicato nel 1949, ha studiato invece la tensione del tratto, nei suoi aspetti di rilassamento e irrigidimento. Attraverso lo studio dei settori corticale e subcorticale del cervello, ha distinto la scrittura in pallidaria (molle e rilassata), striaria (rigida e tesa) e corticale (regolare e razionale).
  • La criminologa e psicologa Roda Wieser, infine, nel suo libro più famoso “Der verbrecher und seine handschrift” – (“Il criminale e la sua scrittura”) pubblicato nel 1938, ha studiato l’elasticità del tratto, arrivando ad individuare il “ritmo di base” ossia la capacità della scrittura di resistere a qualsiasi urto: un giusto equilibrio di rilassamento e di tensione che è indice di empatia e amore incondizionato per il prossimo. Tale ritmo è indipendente dal grado di istruzione, dalla classe sociale di appartenenza e dalla professione dello scrivente, ma è una qualità innata nell’individuo e pertanto non misurabile, ma solo percettibile nella scrittura.

08 ottobre 2025

IL MANCINISMO

 Andrea Angelini - Grafologo

Uno studio del 2020 basato sulla metanalisi di più di 2 milioni di individui, ha calcolato la presenza di mancinismo nella popolazione al 10,6%[1], mentre uno studio del 1966 ha evidenziato che nel mondo sono più uomini mancini che donne[2].

Molti studi si sono succeduti per spiegare quale sia la ragione del mancinismo, ma ad oggi non vi è nessuna certezza. In neurofisiologia si ritiene che dipenda dal modo in cui le funzioni emisferiche sono distribuite nel cervello, in quanto il cervello di un mancino non è la copia esatta del cervello di un destrorso. Molte ricerche hanno riscontrato come nel cervello dei mancini è più sviluppato il corpo calloso, struttura del cervello adibita al collegamento tra i due emisferi composto nei destrimani da circa 250 milioni di fibre nervose mentre nei mancini, queste fibre nervose sono circa 30 milioni in più.

Vediamo ora le differenze riscontrate dagli studi nell’esecuzione delle  grafie tra destrimani e mancini.    Nei destrimani l’atto dello scrivere avviene tirando, mentre nel mancino avviene spingendo, in quanto la scrittura si sviluppa da sinistra a destra, per far si che il mancino possa scrivere in modo abduttivo dovrebbe scrivere da destra verso sinistra. Questa affermazione è supportata dalle seguenti osservazioni: a livello di apprendimento si è notato come diversi bambini mancini tendono in modo naturale a scrivere da destra verso sinistra e a vergare lettere in modo inverso. I mancini delle grafie occidentali vergano i segni liberi quali: barre delle t, sottolineature, tratti spontanei, da destra verso sinistra, ovvero nella modalità ad essi più congeniale; questo modus operandi lo si riscontra anche nei destrimani, ovvero nelle grafie che vengono vergate da destra a sinistra. Nei mancini si registra anche un’interruzione della progressione con occhielli tendenti a stringersi e nei bambini sopra i 9 anni si osserva una tendenza ad una velocità ridotta. Negli ultimi anni un minor rigore nella posizione del foglio e della mano hanno consentito che il bambino mancino metta in atto un movimento più simile all’abduzione e quindi con caratteristiche grafiche più vicine a quelle dei destrimani, anche se nell’età adulta, queste piccole divergenze non sono più ravvisabili, in quanto il gesto grafico è frutto di un’attività cerebrale e pertanto ogni segno è il suo frutto e non il frutto dell’utilizzo di un arto diverso.



[1] ) Papadatou-Pastou M, Ntolka E, Schmitz J, Martin M, Munafo MR, Ocklenburg O, Paracchini S, Human handedness: A meta-analysis, in Psychol Bull, 2020,

[2]) Raymond, M.; Pontier, D.; Dufour, A.; and Pape, M. "Frequency-dependent maintenance of left-handedness in humans", Proceedings of the Royal Society of London, B, 263, 1627-1633, 1996

07 ottobre 2025

Il testamento olografo: semplice ma rigoroso

 


di Rodio Ilaria

Il testamento olografo è quello scritto interamente dal testatore con la propria mano. La legge, però, richiede che rispetti tre regole fondamentali:


  1. Deve essere scritto interamente a mano dal testatore.
    • Deve usare la sua scrittura abituale, ma può farlo in qualsiasi lingua (anche dialetto o lingua straniera).
    • Può usare qualunque tipo di carta o penna.
    • Non è valido se scritto da un’altra persona: la legge vuole che sia un atto personale e diretto.
    • È però consentito che qualcuno lo aiuti solo meccanicamente, ad esempio tenendo il foglio o indicando le righe.
    • È valido anche se il testatore ricopia una bozza scritta da altri, purché sappia leggere e scrivere e comprenda ciò che sta scrivendo.
  2. Deve essere datato.
    La data serve per stabilire quando è stato scritto e per capire se il testatore era capace di intendere e volere in quel momento. Inoltre, se esistono più testamenti, permette di sapere quale sia l’ultimo valido.
  3. Deve essere firmato.
    La firma, posta in fondo al testo, conferma che il documento rappresenta realmente la volontà del testatore.

Un esempio interessante è una sentenza della Corte di Cassazione (n. 11504 del 21 ottobre 1992), che ha riconosciuto valido un testamento scritto sotto forma di lettera. In quel caso, la lettera era firmata, conteneva disposizioni sui beni e indicava chiaramente a chi erano destinati, con la certezza dell’identità del testatore.

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