06 febbraio 2026

“Quando è possibile effettuare un saggio grafico?”

 di Andrea Angelini GRAFOLOGO PERITALE


In un procedimento sia civile che penale, il giudice può nominare un consulente esperto in quella determinata materia CTU/PERITO, per redigere una perizia. Questo permette automaticamente anche alle parti di nominare un loro consulente. Questa facoltà è data dai seguenti articoli: art. 61 e 191 c.p.c. e 220 c.p.p.

ART. 61 e 191 C.P.C.: QUANDO NECESSARIO IL GIUDICE PUÒ FARSI ASSISTERE PER IL COMPIMENTO DI SINGOLI ATTI O PER TUTTO IL PROCESSO DA UNO O PIÙ CONSULENTI DI PARTICOLARE COMPETENZA TECNICA.

ART 220 C.P.P.: LA PERIZIA È AMMESSA QUANDO OCCORRE SVOLGERE INDAGINI ACQUISIRE DATI E VALUTAZIONI CHE RICHIEDONO SPECIFICHE COMPETENZE, SCIENTIFICHE O ARTISTICHE.

Nel caso di perizia su manoscritti il giudice nomina un grafologo, a cui autorizza acquisizione di documenti anche nei pubblici uffici e normalmente anche di un saggio grafico. Qual ora una di queste mansioni non fosse esplicitamente autorizzata il CTU/PERITO non può acquisirle di propria iniziativa in quanto il suo lavoro è subordinato al dispositivo del giudice/PM. Pertanto la persona chiamata ad espletare il saggio grafico, non è stato autorizzato dal giudice, può opporsi senza avere ripercussioni sul procedimento; mentre qual ora ci sia un’opposizione ad un saggio grafico autorizzato il giudice interpreta questa opposizione come riconoscimento della scrittura in verifica, questo in forma all’ ART 219 cpc:

IL GIUDICE ISTRUTTORE PUÒ ORDINARE ALLA PARTE  DI SCRIVERE SOTTO DETTATURA, ANCHE ALLA PRESENZA DEL CONSULENTE TECNICO.

SE LA PARTE INVITATA A COMPARIRE PERSONALMENTE NON SI PRESENTA O RIFIUTA DI SCRIVERE SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO, LA SCRITTURA SI PUÒ RITENERE RICONOSCIUTA.

Anche la Corte di Cassazione in diverse sentenze ha ribadito la possibilità di ricorrere al saggio grafico dando la possibilità anche al PM di disporla, fermo restando la disposizione del Giudice o del PM e mai autonomamente dal CTU.

Alcuni CTU, che richiedono il saggio grafico senza autorizzazione del Giudice/PM, danno come ragione della richiesta, l’indicazione nei protocolli ENFSI la necessità di acquisire il saggio grafico per redigere una perizia. Dimenticando però che l’ENSI è un ente di scienze forensi che indica i protocolli da eseguire, ma chi conduce un procedimento è sempre il Giudice/PM, pertanto il CTU deve attenersi strettamente alle sue direttive senza iniziative.

18 gennaio 2026

Dal diario alla scrittura terapeutica

 Di De Falco Rosaria

Durante gli anni della mia adolescenza – e parliamo ormai dei lontani anni 80 del novecento – era abitudine, tra amiche, regalarsi, in occasione di qualche anniversario, il “diario segreto” con tanto di chiave e lucchetto a corredo. Creato dalle migliori case editrici in un’infinità di varianti sia romantiche che sportive e semplici, aveva lo scopo di meglio custodire i segreti e le emozioni che quotidianamente la vita ci donava. Così nel tempo si accumulavano pile di diari, quaderni e simili scritti a mano, accuratamente nascosti nei posti più impensabili, dove erano riposti non solo i nostri pensieri, ma anche adesivi, disegni, biglietti dei concerti, fotografie, fiori essiccati e qualsiasi altro oggetto avesse avuto in quella data un’enorme importanza per noi. Che dramma poi se i familiari o chiunque altro fosse riuscito a trovare il prezioso diario e leggere i nostri segreti!
Oggi, in un mondo digitalizzato, si ha l’impressione che la vita e i sentimenti di ciascuno siano pubblici e alla mercè di tutti: attraverso i social siamo tutti amici e condividiamo tutto, senza segreti e spesso anche senza emozioni, almeno apparenti. Scriviamo pagine e pagine di documenti senza toccare una penna, se lo facciamo ci siamo abituati ad usare un impersonale stampatello che rispecchi la chiarezza e uniformità del PC. Addirittura a scuola si lasciano i bambini liberi di scrivere come preferiscono, anche qui ormai a favore di uno stampatello che noi addetti ai lavori definiamo SCRIPT.
Paradossalmente in questo universo di vita condivisa non riusciamo più a riconoscere le nostre emozioni e siamo diventati soli e insensibili, tanto che sempre più spesso abbiamo la necessità di ricorrere a figure professionali che ci aiutino a ritrovarci. Uno degli strumenti oggi maggiormente utilizzato è “la scrittura terapeutica” che consiste nell’impiegare dai 15 ai 20 minuti al giorno, per tre o quattro giorni, scrivendo di una propria esperienza, al fine di comprendere e gestire i disordini emotivi della nostra vita, come ansia, stress o depressione.
Il professore emerito di psicologia presso l'Università del Texas ad Austin James Whiting Pennebaker è stato il pioniere della terapia della scrittura: rivedendo gli studi condotti dagli scienziati russi Lurija e da Vygotsky sulla scrittura dei bambini, ha riconosciuto l’importanza della relazione tra manoscrittura, apprendimento, rielaborazione ed espressione delle proprie emozioni.
Attraverso l’uso della scrittura terapeutica, stiamo assistendo alla graduale ricomparsa del vecchio caro diario scritto a mano della nostra adolescenza: speriamo che esso sia uno stimolo anche al ritorno della scrittura corsiva, prerogativa e vero e proprio motore di trasmissione sia della razionalità che dell’emotività di ciascun essere umano.

17 dicembre 2025

Riflessione su Teoria, Pratica e Confronto Professionale

 

di Rodio Ilaria

Il mio intento non è assolutamente quello di creare frizioni tra professionisti, ma di riportare un'esperienza che ha innescato profonde riflessioni e amarezza. Il tema mi tocca nel vivo del mio vissuto e di ciò che sono adesso, un risultato ottenuto con fatica e impegno, ma anche grazie al sostegno della mia famiglia e del contesto in cui sono cresciuta.

La partecipazione a seminari, convegni ed esperienze formative è certamente un passo avanti in campo lavorativo, ma non sempre ciò che si ascolta può essere pienamente condiviso e accettato. Essendo una professionista grafologa e in campo educativo da molti anni, con esperienze maturate in diversi ambiti del settore, e avendo vissuto determinate problematiche sulla mia pelle, mi chiedo: come accettare da parte di colleghi che propongono teorie e dottrine che cozzano violentemente con quanto da me vissuto, portando a una visione distorta della realtà?

Mi dispiace non poter esprimermi in modo più aperto e delineare sia la difficoltà riscontrata nel mio percorso, sia i contenuti riportati al seminario da parte dei professionisti; non mi sembra corretto.

  • Come comportarsi quando le "cantonate" sono eccessive?
  • Quando una situazione viene inserita in un contesto che non le appartiene?
  • Quando il fatto di cui si parla è basato solo sullo studio e sulla traduzione di esperienze di altri Paesi, con contesti completamente diversi dal nostro?

Perché non si cercano le risposte sul territorio, piuttosto che etichettare tutti con un unico cartellino?

Noi Educatori siamo consapevoli che ogni persona è unica e che il suo "essere" è la correlazione tra genetica ed esperienza: come è possibile accettare di essere bollati?

Mi chiedo se alcuni professionisti che lavorano con l'infanzia e l'adolescenza siano a conoscenza dell'effetto Pigmalione e di quanto esso possa essere devastante per una crescita armoniosa e per il rispetto della persona. Chi si prende cura dell’educazione, in qualità di guida o maestro, modella la personalità del ragazzo; ma se il mentore etichetta in modo negativo, i comportamenti ne vengono profondamente condizionati.

È difficile accettare di essere catalogati in situazioni che non hanno mai fatto parte della propria vita, di essere etichettati solo perché un professionista ha il suo pensiero ma non si confronta con gli altri. È frustrante pensare che solo perché si appartiene a una determinata categoria, si sia portati a sviluppare atteggiamenti non consoni alle regole sociali.

Perché l'educazione sembra stia scomparendo e ogni cosa si trasformi in un "problema"?

02 dicembre 2025

L’osservazione mediata


di Angelini Andrea

    In una consulenza o perizia assume un’importanza rilevante l’osservazione mediata delle mano scritture.

    Per osservazione mediata si intende l’osservazione del manoscritto tramite microscopio, questa osservazione prevede vari passaggi.  Come prima cosa, si osserva il manoscritto con un forte ingrandimento per valutare anomalie nel tracciato, per esempio una firma apposta tramite trasposizione computerizzata. Successivamente l’osservazione a forte ingrandimento la si fa poggiando il documento su di una lavagna retro illuminata, e l’osservazione con gli “UV” (ultravioletti) questo per verificare abrasioni del foglio dovute a contraffazioni del manoscritto quali compiere un tracciato a matita per poi cancellarlo, ancora tramite l’osservazione con luce bianca radente per verificare se ci sono solchi diversi da quelli della scrittura evidente.

  In fine vi è l’osservazione, sempre tramite microscopio, con gli IR (infrarossi) per verificare se vi sono sovrapposizioni d'inchiostri che formano il mano scritto.

26 novembre 2025

Che cos’è la scrittura?

 

di Rosaria De Falco

Quando lavoriamo, studiamo o semplicemente prepariamo la lista della spesa o delle cose da fare nell’arco della giornata, abitualmente, afferriamo una penna e scriviamo una nota su un post-it o, più facilmente, dovunque ci capiti. Anche a chi, al giorno d’oggi, è abituato a usare il pc o il telefono per inviare messaggi o relazioni di lavoro, capita di ricorrere alla scrittura mano, un’abilità che, acquisita a scuola, diamo per scontata e automatica.

Ma che cos’è davvero la scrittura?

 Attraverso gli studi condotti a cavallo tra il 1800 e il 1900 - per arrivare fino ai giorni nostri – scienziati esperti in diverse materie (medici, neurologi, psicologi, fisici…)  hanno provato che la scrittura a mano è un prodotto neurofisiopsicologico alla cui realizzazione concorrono tutte le aree del cervello.[1] Il cattivo funzionamento anche di una piccola parte del nostro cervello (genetico o provocato da lesioni, traumi o abusi), compromette l’atto grafico appreso e automatizzato attraverso il cortex, l’area razionale del cervello. L’intervento dell’area subcorticale (amigdala e cervelletto), sede dei sentimenti e delle emozioni, trasforma l’atto grafico in gesto grafico.[2]

Il gesto grafico è unico e inimitabile in quanto rivelatore delle condizioni psicologiche dell’individuo, le quali influiscono e modificano la scrittura appresa scolasticamente e la rendono espressione esclusiva dello scrivente. Nessuno infatti può imitare quei gesti inconsci che ognuno immette nella scrittura e che sfuggono al nostro stesso controllo. Si può imitare la forma delle lettere, l’inclinazione, la dimensione; non si possono imitare certamente la velocità, la pressione, le variazioni di ritmo e di tensione del tratto che sono strettamente collegati alla nostra psiche.[3]

Il gesto grafico è l’oggetto di studio della grafologia che riesce così ad essere un valido supporto in ogni ambito di applicazione, sia esso giudiziario, scolastico, orientativo, aziendale.



[1] Aleksandr Romanovič Lurija, Medico, fondatore della neuropsicologia.

[2] “Metodologia della perizia grafica su base grafologica”, Bruno Vettorazzo.

[3] Ludvig Klages, “La srittura e il carattere” -  Legge della direzione attentiva.

 

17 novembre 2025

Ambiti di applicazione della Grafologia Forense

 a cura di Ilaria Rodio

Un grafologo peritale è indispensabile in quei casi di contenzioso in cui si richiede di accertare l’autografia di una firma o di uno scritto, in seguito al disconoscimento del documento che verrà esaminato e analizzato secondo un rigoroso protocollo.

Il documento può essere qualsiasi tipo di scritto: dai testamenti olografi alle firme su contratti e  assegni, dalle lettere anonime redatte su carta ma anche o su altre superfici,  alle annotazioni o sigle riportate ai margini di particolari fino a piccoli scritti su foglietti.

La perizia grafologica può essere svolta sia come una consulenza preliminare sia all'interno di un provvedimento giudiziario su richiesta di privati, avvocati o magistrati, in ambito civile o penale.

12 novembre 2025

Due anime grafologiche: Moretti e la Grafologia Francese

          a cura di Ilaria Rodio

Interessante per una grafologa, come me, formata secondo il metodo francese,  seguire seminari Morettiani e scoprire come, nonostante un filo conduttore diverso, i due metodi giungano alla stessa meta: la possibilità di sviluppare ritratti grafologici e, soprattutto, di risolvere in ambito peritale quesiti su scritture private, documenti e testamenti, al fine di accertarne l’autografia.

Due anime grafologiche: Moretti e la Grafologia Francese

Il Metodo Morettiano è il risultato dello studio e della sintesi del suo intuitore, Padre Girolamo Moretti. Una sua grande capacità innata è stata affinata perché potesse essere   utilizzata da altre persone.

Il metodo Francese, introdotto dall’ Abate Michon e i suoi “segni fissi” e successivamente sviluppato da Crepieux-Jamin con la relazione tra segni fissi e ambiente grafico, nel corso anni si è arricchito grazie agli studi e alle ricerche di altri autori, anche al di fuori dalla Francia. Esso si avvale anche di discipline come la medicina e la psicologia.

L’analisi grafologica francese si basa su una visione d’insieme della scrittura, analizzando Forma, Movimento, Tratto e Spazio, e ricercando nella grafia le specie degli 8 Generi: Impostazione, Dimensione,  Direzione, Inclinazione, Pressione, Forma, Continuità e Velocità. Da essi è possibile ricavare un’interpretazione dei tratti della personalità dello scrivente, sia sotto l’aspetto affettivo, sia rispetto al tipo di intelligenza e alle potenzialità in ambito lavorativo.

La Grafologia Morettiana, nata da un’intuizione personale conduce invece a una misurazione dei segni grafici che Moretti distingue in 3 categorie:

  • Sostanziali, che informano in modo più approfondito sulla costruzione della personalità dello scrivente;
  • Modificanti, che modulano e portano cambiamenti ai sostanziali;
  • Accidentali.

La misurazione dei segni,  che prende in esame presenza e intensità, si basa s un criterio decimale, così definito:

  • 0/10 segno assente;
  • 5/10 segno presenta nella media;
  • 10/10 è il grado massimo.

Moretti precisa inoltre come i segni siano in rapporto tra loro in modo variabile:

  • Fautori, quando aumentano il valore del segno;
  • Contrari, quando lo diminuiscono;
  • Indifferenti, quando influenzano in modo minore le combinazioni.

 

 


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