Il
mio intento non è assolutamente quello di creare frizioni tra professionisti,
ma di riportare un'esperienza che ha innescato profonde riflessioni e amarezza.
Il tema mi tocca nel vivo del mio vissuto e di ciò che sono adesso, un
risultato ottenuto con fatica e impegno, ma anche grazie al sostegno della mia
famiglia e del contesto in cui sono cresciuta.
La
partecipazione a seminari, convegni ed esperienze formative è certamente un
passo avanti in campo lavorativo, ma non sempre ciò che si ascolta può essere
pienamente condiviso e accettato. Essendo una professionista grafologa e in
campo educativo da molti anni, con esperienze maturate in diversi ambiti del
settore, e avendo vissuto determinate problematiche sulla mia pelle, mi chiedo:
come accettare da parte di colleghi che propongono teorie e dottrine che
cozzano violentemente con quanto da me vissuto, portando a una visione
distorta della realtà?
Mi
dispiace non poter esprimermi in modo più aperto e delineare sia la difficoltà
riscontrata nel mio percorso, sia i contenuti riportati al seminario da parte
dei professionisti; non mi sembra corretto.
- Come
comportarsi quando le "cantonate" sono eccessive?
- Quando una
situazione viene inserita in un contesto che non le appartiene?
- Quando il
fatto di cui si parla è basato solo sullo studio e sulla traduzione di
esperienze di altri Paesi, con contesti completamente diversi dal nostro?
Perché
non si cercano le risposte sul territorio, piuttosto che
etichettare tutti con un unico cartellino?
Noi
Educatori siamo consapevoli che ogni persona è unica e che il suo
"essere" è la correlazione tra genetica ed esperienza: come è
possibile accettare di essere bollati?
Mi
chiedo se alcuni professionisti che lavorano con l'infanzia e l'adolescenza
siano a conoscenza dell'effetto Pigmalione e di quanto esso possa essere
devastante per una crescita armoniosa e per il rispetto della persona. Chi si
prende cura dell’educazione, in qualità di guida o maestro, modella la
personalità del ragazzo; ma se il mentore etichetta in modo negativo, i
comportamenti ne vengono profondamente condizionati.
È
difficile accettare di essere catalogati in situazioni che non hanno mai fatto
parte della propria vita, di essere etichettati solo perché un professionista
ha il suo pensiero ma non si confronta con gli altri. È frustrante pensare
che solo perché si appartiene a una determinata categoria, si sia portati a
sviluppare atteggiamenti non consoni alle regole sociali.
Perché l'educazione sembra stia scomparendo e ogni cosa si trasformi in un
"problema"?