10 ottobre 2025

Il tratto

 

a cura di Rosaria De Falco

In grafologia il tratto è considerato Il DNA della scrittura e, con il movimento, lo spazio e la forma, rappresenta un elemento costitutivo dell’uomo, cioè elemento innato alla natura dell’individuo e pertanto estraneo agli insegnamenti e ai condizionamenti esterni.

Perché viene definito il DNA della scrittura?

Perché sotto l’influsso di droga, alcool o medicinali, come anche in caso di stress o disturbi fisici o psichici esso è il primo indice della scrittura ad alterarsi. Per tale motivo è un validissimo aiuto per verificare l’autografia di una manoscrittura o di una firma, l’olografia di un testamento.

In grafologia francese il tratto è stato studiato sotto molteplici aspetti: 

  • Walter Hegar, nel libro “Graphologie par le trait” pubblicato a Parigi dall’editore Vigot, nel 1938, ha studiato il tratto nelle sue più piccole componenti: densità della colata di inchiostro, struttura dei bordi della colata, appoggio sulla riga di base e movimento rapido o lento di ogni singolo segmento della scrittura, riuscendo così e determinare una valutazione quantitativa del tratto.
  • Il neurologo Rudolph Pophal, nel suo libro “Scrittura e cervello” pubblicato nel 1949, ha studiato invece la tensione del tratto, nei suoi aspetti di rilassamento e irrigidimento. Attraverso lo studio dei settori corticale e subcorticale del cervello, ha distinto la scrittura in pallidaria (molle e rilassata), striaria (rigida e tesa) e corticale (regolare e razionale).
  • La criminologa e psicologa Roda Wieser, infine, nel suo libro più famoso “Der verbrecher und seine handschrift” – (“Il criminale e la sua scrittura”) pubblicato nel 1938, ha studiato l’elasticità del tratto, arrivando ad individuare il “ritmo di base” ossia la capacità della scrittura di resistere a qualsiasi urto: un giusto equilibrio di rilassamento e di tensione che è indice di empatia e amore incondizionato per il prossimo. Tale ritmo è indipendente dal grado di istruzione, dalla classe sociale di appartenenza e dalla professione dello scrivente, ma è una qualità innata nell’individuo e pertanto non misurabile, ma solo percettibile nella scrittura.

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